
Cervinia

Cervinia
Un interno al Giomein - Cervinia AO, Italia
Il progetto di co.arch (Andrea Pezzoli e Giulia Urciuoli) a Cervinia nasce all’interno del complesso Giomein, realizzato da Mario Galvagni completato nel 1972 sul promontorio omonimo, affacciato sulla conca del Breuil e sul profilo del Monte Cervino. Inserito nella stagione di massima espansione del turismo alpino — nuove piste, funivie, infrastrutture e residenze per la vacanza — il Giomein interpreta la montagna non come scenografia ma come sistema morfologico e percettivo con cui l’architettura sceglie di misurarsi.
L’intervento riguarda un interno domestico al quarto e quinto piano, commissionato da una coppia di collezionisti d’arte. L’appartamento conservava un universo decorativo fortemente connotato: tessuti jacquard applicati alle pareti e fissati con passamaneria, moquette diffusa anche nei bagni, boiserie lignea, specchiature continue e soffitti a grigliato. Un insieme coerente e personale, compiuto in sé, che rendeva evidente quanto un’ulteriore stratificazione stilistica avrebbe rischiato di forzare lo stato originario.
Il rilievo ha affrontato la complessità dello spazio in due direzioni complementari: geometrica e materica. Falde spezzate con inclinazioni variabili, livelli di calpestio differenziati, pareti curve, finestre triangolari e bow window definivano un interno già architettonicamente “in tensione”.
Le indagini successive con le imprese e i saggi sulle stratigrafie hanno però chiarito l’impossibilità di conservare i rivestimenti a parete e le moquette, deteriorati nel tempo. La rimozione delle stoffe ha permesso un risanamento delle murature e un nuovo disegno delle quote interne, riportando alla luce la struttura spaziale più essenziale dell’opera di Galvagni. In questo “ritorno al nudo” sono emersi con maggiore nitidezza gli elementi espressivi dell’interno: la copertura rivestita esternamente in rame e internamente in tavole di larice, che riprende la logica delle creste montuose attraverso altezze variabili e volumi aguzzi; e i bow window sporgenti, letti come dispositivi ottici che regolano il rapporto tra abitante e paesaggio. L’edificio appare qui come un filtro visivo che dirige lo sguardo verso la montagna e ne traduce la durezza in una grammatica domestica di linee e tagli di luce, per riprendere la grammatica di Galvagni è un “analogon”, un dispositivo che amplifica la percezione della montagna.
Il progetto d’interni si muove quindi su un equilibrio preciso: custodire la memoria spaziale dei Settanta senza replicarne letteralmente i codici decorativi. Abbiamo mantenuto una vocazione morbida e abitativa attraverso la moquette Besana, declinata con variazioni cromatiche tra zona giorno, aree di passaggio e camere da letto. Nei locali funzionali — bagni e cucina — il pavimento e i rivestimenti si affidano a una pietra calcarea in toni beige, capace di raffreddare la palette senza interrompere la continuità materica.
Un riferimento dichiarato è Casa Tabarelli di Carlo Scarpa, in particolare nell’uso dei contrangoli come strumenti di definizione spaziale e nella ricerca di una materia muraria che fosse insieme viva e controllata. La Calce del Brenta è stata impiegata per uniformare le pareti e introdurre una texture misurata, compatibile con la natura tattile dell’involucro originario.
Il cuore dell’intervento è la zona giorno, interpretata come fulcro relazionale della casa. Qui compare il “conversation pit”, tipologia simbolo dell’architettura d’interni degli anni Settanta, riletto come stanza nella stanza. I livelli del pavimento sono stati ridisegnati per articolare una zona ribassata dedicata ai divani su misura: un arredo fisso morbido che richiama, con discrezione, la logica modulare del Camaleonda di Mario Bellini. Una struttura in rovere ne definisce il perimetro e costruisce un campo più intimo, orientato verso il camino monolitico inserito in un volume rivestito in marmo Verde Alpi.
La quota superiore accoglie la zona pranzo, con un tavolo stile fratino disegnato su misura in una tonalità azzurro chiaro, affiancato da una seduta fissa a parete per intensificare la relazione con le finestre e con la luce di quota. La cucina si lascia intravedere da una nuova apertura a quadrato ruotato, omaggio controllato alle geometrie luminose delle parti comuni disegnate da Galvagni. Un gradino in Verde Alpi introduce a un livello più basso, dove la pietra calcarea chiara incontra mobili laccati verde terra e un piano in acciaio inox.
Il corridoio distribuisce infine la zona notte, sviluppata con arredi su misura e interventi puntuali. La cameretta dei bambini ospita un letto a castello che richiama l’idea di una piccola architettura interna, tra cabin nordica e bivacco alpino. Nella camera principale è stato recuperato un letto Le Mura anni Settanta di Cassina disegnato da Mario Bellini in velluto a coste marrone. In mansarda, la stanza padronale diventa un episodio quasi autonomo: una piattaforma lignea che evoca una cabina navale e orienta il riposo verso la finestra ad angolo, che incornicia il Cervino come presenza costante. Anche qui, gli scuri interni in legno completano il controllo della luce e del rapporto con l’esterno.
L’appartamento al Giomein lavora per sottrazione e precisione: ripulisce ciò che il tempo ha reso fragile, ricompone la coerenza spaziale e restituisce all’opera di Galvagni una domesticità contemporanea. Il risultato è un interno in cui il paesaggio non è solo una vista, ma una forma di struttura: entra nelle inclinazioni del soffitto, nella direzione dei tagli di luce, nella postura degli arredi, fino a diventare parte della vita quotidiana dei suoi abitanti e della loro collezione.
Altro asse silenzioso ma decisivo del progetto è la presenza delle opere d’arte contemporanea, selezionate dai proprietari — una coppia di collezionisti milanesi — come parte integrante della costruzione spaziale. Nel corridoio, il ritmo dei contrangoli in rovere incornicia e scandisce due fotografie recenti di Joanna Piotrowska, stampe manuali ai sali d’argento 70×90, accostate a Cathartic Illustration di Jeremy Shaw. Nella zona giorno, Amari Rossori di Iva Lulashi — presentata nel 2024 alla Biennale — introduce una tensione cromatica che dialoga con la morbidezza materica dell’ambiente. La camera da letto verde, ospita una pala in legno di Nerone e Patuzzi NP2, gruppo di artisti, architetti che ha saputo indagare l’unione tra arte e architettura. La camera padronale accoglie infine un dittico di Pablo Bronstein, artista argentino legato a un immaginario italiano, come contrappunto colto e misurato alla dimensione più intima della mansarda.
CREDITS
ARCHITETTURA PROGETTO DEFINITIVO, ESECUTIVO E DIREZIONE LAVORI
arch. Andrea Pezzoli e arch. Giulia Urciuoli
team collaborators
Federica Leonardi, Alice Ricci, Tosca Lagona, Natália Zaťková, Gaia Uslenghi
http://www.coarchstudio.it
https://www.instagram.com/co.arch.studio/
Photos by Francesca Iovene
Site- francesca iovene
francesca ióvene (@francescaiovene) • Foto e video di Instagram
General Contractor – CF Ediliza sas (edile, pavimento, Impianti e strutture)
Serramenti e scuri – Falegnameria Tarantola
Moquette - Besana
Muri – Calce del Brenta
Sanitari- Flaminia
Rubinetteria – Cristina mod. Tricolore
Arredi su misura – Rabatto (rabatto.it)
Tavolo su disegno - Parti (www.prati-srl.it)
Sedie Bd15 inox – Equilibri Furniture (www.equilibri-furniture.com)
Luci
Davide Groppi – Masai
Astro – Ortona
Artemide - Dioscuri
Client:
privato
Year:
2026
Typology
interior
Surface
120 mq
Budget
200k€
Location
Cervinia, Breuil, Italia
Tag
architecture, interior, art

























