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MIART SM22 2026

MIART SM22 2026

SM22- miart2026 – Milano
A Brera, la casa torna a farsi mostra: co.arch riallestisce una collezione privata per miart 2026

Ci sono case che nascono finite e case che, invece, continuano a prendere forma nel tempo. La residenza privata progettata da co.arch a Brera appartiene alla seconda categoria: non un interno concluso una volta per tutte, ma un organismo capace di assorbire nuove stratificazioni. Il 18 aprile 2026, in occasione di miart, la casa apre eccezionalmente per un evento privato e diventa il teatro di un nuovo capitolo del progetto: lo studio torna infatti nella residenza milanese realizzata anni fa per i committenti e ne costruisce un secondo tempo, questa volta affidato alla collezione che la coppia ha raccolto. Il punto non è arredare con l’arte, ma verificare come l’arte possa modificare una casa già abitata, già pensata, già sedimentata.
L’intervento lavora soprattutto sulle soglie. All’ingresso della zona giorno, Personal Accounts (Deinde Falase) di Gabrielle Goliath si dispone su tre schermi e trasforma il passaggio in una vera cesura percettiva: non più semplice varco, ma punto di densità emotiva e politica. Il lavoro, parte del più ampio progetto Personal Accounts, usa video e suono per affrontare la normatività globale della violenza patriarcale; collocato in un interno domestico, acquista una tensione ulteriore, perché inserisce nel paesaggio dell’abitare una domanda radicale sul corpo, sulla testimonianza e sull’ascolto. Accanto, Verde di Giorgio Andreotta Calò agisce per contrasto: organico, sospeso, quasi leggero, introduce una contro-misura naturale in un dispositivo altrimenti scandito dalla luce elettronica dei monitor.
Nel cuore della zona giorno, la scelta più netta riguarda Fritz di Diego Marcon, opera del 2024 realizzata come video in CGI, a colori, con suono e in loop. Co.arch non si limita a predisporre una parete di proiezione: disegna una lunga panca in legno che integra il sistema professionale necessario alla visione e, allo stesso tempo, si presenta come nuovo elemento architettonico. È qui che l’allestimento chiarisce la propria ambizione: l’infrastruttura tecnica non viene nascosta ma diventa parte della sintassi domestica, quasi un dispositivo tra mobile, macchina ottica e scultura d’uso. La materia della panca, in continuità con quelle già impiegate nella casa, richiama anche il lessico degli imballaggi e del trasporto delle opere, come se il collezionismo lasciasse affiorare i propri dispositivi normalmente invisibili.
Un altro momento decisivo è la grande parete lignea della zona pranzo, dove Situazione con M. di Chiara Enzo compare quasi come un punto di condensazione: un’opera di piccolo formato, ma esattamente centrale rispetto al campo visivo e alla scansione del rivestimento. La sua presenza evita ogni monumentalità, costringendo piuttosto a un gesto di avvicinamento, a una visione raccolta. Sullo sfondo, in una parete della cucina, emerge Minaccia Cavallo di Leonardo De Vito, bassorilievo in terracotta del 2024: un’apparizione laterale, quasi narrativa, che introduce una vibrazione figurativa e tattile dentro una sequenza di spazi misurati con rigore. In mezzo, altre opere di piccolo formato e alcuni interventi fotografici contribuiscono a costruire pause, deviazioni e punti di sosta dello sguardo.
Nella camera da letto, infine, Noi di Emily Jacir, stampa su tessuto nautico del 2021 nelle dimensioni monumentali di 300 x 300 cm, occupa la parete come un fondale totale. Qui l’opera non è più accento ma atmosfera, non interrompe lo spazio: lo assorbe. La scala del lavoro ribalta quella intima della stanza e fa della superficie tessile una vera architettura visiva, mentre le immagini fotografiche collocate in altri punti della casa mantengono aperto un registro più sommesso, fatto di apparizioni minori e di prossimità.
Il risultato non assomiglia né a una casa-museo né a una semplice mostra in appartamento. Piuttosto, mette in scena qualcosa di più interessante: l’idea che il progetto d’interni non termini con il cantiere, ma possa riattivarsi quando la vita, le opere e il tempo depositano nuovi significati negli spazi. A Brera, co.arch lavora allora non sull’eccezione spettacolare dell’evento, ma sulla possibilità che una collezione privata trovi finalmente la propria forma domestica. E che una casa, senza smettere di essere casa, impari per qualche giorno a guardarsi come una mostra.


SM22- miart2026 – Milano ENG

In Brera, a Home Becomes an Exhibition Again: co.arch Restages a Private Collection for miart 2026

Article
Some homes are born complete; others continue to take shape over time. The private residence designed by co.arch in Brera belongs to the latter category: not an interior resolved once and for all, but a living structure capable of absorbing new layers. On 18 April 2026, during miart, the house opens exceptionally for a private event and becomes the setting for a new chapter in the project. The studio returns to the Milan residence it designed years ago for the clients and constructs a second act, this time shaped by the collection the couple has assembled. The point is not to furnish the house with art, but to test how art can alter a home that has already been lived in, already conceived, already sedimented.
The intervention works above all through thresholds. At the entrance to the living area, Personal Accounts (Deinde Falase) by Gabrielle Goliath is arranged across three screens, transforming the passage into a true perceptual break: no longer a simple opening, but a point of emotional and political density. Part of the broader Personal Accounts project, the work uses video and sound to address the global normativity of patriarchal violence; placed within a domestic interior, it acquires an added tension, introducing into the landscape of dwelling a radical question about the body, testimony and listening. Beside it, Verde by Giorgio Andreotta Calò acts by contrast: organic, suspended, almost weightless, it introduces a natural countermeasure into a setting otherwise marked by the electronic light of the monitors.
At the heart of the living area, the clearest gesture concerns Fritz by Diego Marcon, a 2024 work made as a CGI video, in colour, with sound, on loop. co.arch does not simply prepare a projection wall: it designs a long wooden bench that incorporates the professional system required for viewing and, at the same time, presents itself as a new architectural element. Here the installation makes its ambition clear: the technical infrastructure is not concealed but becomes part of the domestic syntax, almost a device suspended between furniture, optical machine and utilitarian sculpture. The materiality of the bench, continuous with those already used throughout the house, also recalls the language of packing and transporting artworks, as though collecting were allowing its usually invisible apparatus to surface.
Another key moment is the large wooden wall in the dining area, where Situazione con M. by Chiara Enzo appears almost as a point of condensation: a small-format work, yet placed exactly at the centre of the visual field and of the panelled surface behind it. Its presence avoids any sense of monumentality, instead compelling a gesture of approach, a more intimate way of looking. In the background, on one of the kitchen walls, Minaccia Cavallo by Leonardo De Vito emerges, a 2024 terracotta bas-relief: a lateral, almost narrative apparition that introduces a figurative and tactile vibration into a sequence of spaces measured with rigour. In between, other small-format works and a number of photographic interventions help construct pauses, deviations and resting points for the gaze.
In the bedroom, finally, Noi by Emily Jacir, a 2021 print on nautical fabric measuring 300 x 300 cm, occupies the wall like a total backdrop. Here the work is no longer an accent but an atmosphere; it does not interrupt the space, it absorbs it. The scale of the piece overturns the intimate dimension of the room, turning the textile surface into a true visual architecture, while the photographic images placed elsewhere in the house keep open a quieter register, made up of minor apparitions and proximity.
The result resembles neither a house-museum nor a simple exhibition in an apartment. Instead, it stages something more interesting: the idea that an interior project does not end with construction, but can be reactivated when life, artworks and time deposit new meanings within space. In Brera, co.arch is therefore not working on the spectacular exception of the event, but on the possibility that a private collection might finally find its domestic form. And that a house, without ceasing to be a house, might learn for a few days to look at itself as an exhibition.

CREDITI/CREDITS

Il progetto è stato sviluppato da co.arch studio – Andrea Pezzoli e Giulia Urciuoli
The project was developed by co.arch studio – Andrea Pezzoli e Giulia Urciuoli
Architettura / Architecture
co.arch studio
Andrea Pezzoli, Giulia Urciuoli
http://www.coarchstudio.it
https://www.instagram.com/co.arch.studio/

Team di progetto / Project Team
Federica Leonardi
Gaia Uslenghi

Fotografie / Photography
Francesca Iovene
Site- francesca iovene
francesca ióvene (@francescaiovene) • Foto e video di Instagram

Opere

Gabrielle Goliath — Personal Accounts (Deinde Falase), 2024
Giorgio Andreotta Calò — Icarus (ramo) XX
Chiara Enzo — Situazione con M., 2023
Marta Naturale — Finestra, 2024, oil on slate, 18 x 23 cm
Irene Fenara — Supervision, 2024
Diego Marcon — Fritz, 2024
Leonardo De Vito — Minaccia cavallo
Emily Jacir — Noi, 2021 – 300x300 cm

Client:

privato

Year:

2026

Typology

exhibition

Surface

150 mq

Budget

25k €

Location

Milano - Italy

Tag

art, exhibition, design

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+39 3493046938 / +39 3471034911

viale col di lana 6a Milano

P.Iva  07787440960  /  P.Iva 09279880968

arch. Andrea Pezzoli  / arch. Giulia Urciuoli

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